domenico님의 프로필"Solo due cose sono infi...사진블로그리스트기타 도구 도움말

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    5월 25일

    Test

    Ragà...rispondete a questo test..vi raccomando la sincerità...tutti ce l'hanno sul blog...ogni tanto si può copiare...!!!!!
     
    1. Ki sei? ?
    2. Siamo amici?
    3. Quando e dove ci siamo conosciuti?
    4. Dammi un soprannome e spiega il xkè
    5. La canzone che ti fa pensare a me?
    6. Descrivimi con una parola
    7. Descrivimi con un'altra parola
    8. Qual è stata la tua prima impressione su di me?
    9. Pensi la stessa cosa ora?
    10. Cosa ti fa ricordare me?
    11. Se mi potessi dare qualsiasi cosa ke mi daresti?
    12. Quanto mi conosci?
    13. Quand'è l'ultima volta che mi hai visto?
    14. C'è qlcs ke nn mi hai detto e ke vorresti dirmi?
    15. Metteresti qst sul tuo blog e vedere cosa dirò su di te?

    caso peppermit

    tratto da www.megalab.it.


    Forse stavolta i “diskografiken” l’han fatta grossa: l’autorità italiana si è schierata dalla parte degli utenti, per indagare eventuali violazioni nella raccolta di indirizzi IP e corrispondenti nominativi dei 4.000 condivisori italiani.


    Chiamato in causa più volte, evocato ed invocato da più parti, finalmente il Garante della Privacy italiano decide di intervenire direttamente nella intricata questione sollevata dalle 4000 richieste di pizzo spedite in questi giorni dallo studio legale bolzanese M&R (rif. P2P, individuati quasi 4.000 condivisori italiani) ad altrettanti utenti di P2P del bel paese. 

    Il Garante si è costituito "in giudizio presso il Tribunale di Roma nelle cause intentate dalla Peppermint nei confronti di gestori telefonici allo scopo di identificare alcune migliaia di utenti", si legge nel comunicato diffuso dall'autorità di controllo. "La decisione del Garante - dice ancora il comunicato - nasce dalla volontà di verificare se nella vicenda siano stati rispettati tutti i diritti di protezione dei dati personali".

    Qualcosa dunque puzza nell'operato di Peppermint, e il Garante vuole vederci chiaro: un suo intervento era già stato richiesto dal Tribunale di Roma in prima istanza, e non avendo ricevuto risposta durante la seconda istanza quest'ultimo ha deciso di sua sponte di obbligare Telecom e gli altri ISP coinvolti nel caso a rivelare i nominativi dietro gli indirizzi IP alla casa discografica Peppermint.

    La decisione di costituirsi parte civile al fianco degli utenti arriva quindi da lontano, ed è stata richiesta, oltre che dal Tribunale interessato del caso, anche dal senatore dei Verdi e membro della Governance di Internet in seno al Ministero dell'Innovazione Fiorello Cortiana, che ha tra l'altro rinnovato l'appello alcuni giorni or sono, con una lettera in cui esortava il Garante a contrastare la "prima ed autentica schedatura di massa" costituita dall'individuazione non autorizzata dei 3.636 utenti condivisori.

    Nel mentre, il "caso" è esploso in tutta la sua gravità: danno notizia dell'iniziativa del Garante i telegiornali, i giornali nazionali e la Reuters, mentre P2P Forum Italia ospita l'intervento di chi, tra i 4.000 destinatari della raccomandata estorsiva, non intenda pagare ma ribattere per le rime all'iniziativa di Peppermint. Emergono poi i dettagli sul come Logistep AG, la società svizzera di cui si è servita l'etichetta tedesca, abbia individuato gli IP degli utenti.

    "Il programma 'File Sharing Monitor' versione 1.3", si legge in un PDF che circola in rete inerente un altro caso in cui è stata precedentemente coinvolta Logistep, "è una versione modificata del client per le reti eDonkey e Gnutella 'Shareaza' versione 2.1.0". Invece di ricevere e scambiare dati, il software elvetico si è limitato a registrare diligentemente gli IP dei condivisori di particolari brani musicali di proprietà di Peppermint, costituendo un database che è stata la base per l'invio delle famigerate raccomandate in tutta Italia.

    La situazione, ad ogni modo, si complica sempre di più: l'entrata in gioco del Garante introduce un possibile elemento destabilizzante nella "americanata" di Peppermint e relativi legali, e rafforza la posizione di chi sostiene l'illegalità della raccolta degli indirizzi IP e i relativi nominativi dei proprietari. Tanto più che, sostengono gli esperti, un semplice IP non identifica necessariamente il proprietario del terminale usato per la presunta violazione, né il semplice possesso del suddetto offre garanzie certe su chi abbia realmente condiviso i presunti brani illegali sulle reti di P2P.

    Per chi volesse discutere della questione, è disponibile il topic apposito sul MegaForum. Un interessante approfondimento giuridico del caso Peppermint e le sue possibili implicazioni per utenti e accusatori è stato in questi giorni pubblicato da Punto Informatico, a cura degli avvocati di Consulente Legale Informatico.it.

    5월 21일

    "Dovete darci 330 euro per i nostri file"Tratto da Repubblica

    In Italia 3.600 richieste di risarcimento da un'etichetta musicale tedesca
    Le associazioni dei consumatori accusano: "Violata la privacy dei cittadini"

    "Dovete darci 330 euro per i nostri file"
    Gli utenti protestano e interviene il Garante

    Ora si indagherà come sono stati acquisiti i nomi dei navigatori
    "Ricavati dagli indirizzi IP svelati da una software-house svizzera"
    di GIOVANNI GAGLIARDI


     
    ROMA - "Avete scaricato la nostra musica, dovete pagare 330 euro", firmato Peppermint Jam Records. E' più o meno di questo tono la lettera che stanno ricevendo in questi giorni migliaia di persone in Italia. E il Garante ha deciso di costituirsi in giudizio, per difendere la privacy delle persone coinvolte nella vicenda.

    L'importante decisione è stata presa in seguito alla denuncia avanzata da alcune associazioni di consumatori (Adiconsum e Altroconsumo) che hanno denunciato all'Autorità la richiesta di risarcimento per aver scaricato, con i sistemi peer-to-peer, un singolo brano di uno dei loro artisti.

    Ma è il modo orwelliano con cui la casa discografica si è procurata gli indirizzi IP dei 'colpevoli' ad aver fatto rizzare le antenne al Garante della privacy. "La Peppermint - spiegano all'Adiconsum - ha chiesto a una società svizzera di software, la Logistep Ag, di individuare attraverso un programma, usato anche dalla polizia polacca, gli indirizzi in rete delle persone che scaricano musica. Una volta ottenuti gli IP, si sono rivolti al tribunale di Roma chiedendo di poter avere i nominativi corrispondenti dai provider italiani. Il tribunale in prima istanza ha negato il consenso, mandando una richiesta al Garante della privacy, che non ha dato risposta. In seconda istanza, sempre senza nessun riscontro dal Garante, il tribunale ha invece dato parere positivo. I provider sono quindi stati obbligati a fornire i nominativi dei loro clienti".

    A questo punto entrano in scena due giovani avvocati dello studio legale altoatesino Mahlknecht & Rottensteiner che, tramite raccomandata, invitano migliaia di persone a pagare 330 euro (a parziale risarcimento di "ipotetici" danni), con la promessa di non ripetere più l'illecito (pena altri 10.000 euro di 'multa'), per evitare che la Peppermint "provveda a sporgere denuncia/querela penale e a intraprendere le azioni civili...".

    "I risultati della Logistep non sono affatto 'una prova' - spiegano da Altroconsumo -, la prova va valutata in contraddittorio e davanti al giudice. Inoltre, proprio perché l'IP identifica un pc (in molti casi neanche quello, pensiamo soltanto alle reti Wi-fi) e non chi lo usa, la responsabilità non può essere addossata automaticamente al proprietario e neanche è possibile costringerlo (ammesso che sia in grado di dirlo) a rivelare chi usa il suo computer o a dedurre la colpevolezza da un eventuale diniego".

    "La decisione del Garante - si legge nella nota dell'organismo di tutela - nasce dalla volontà di verificare se nella vicenda siano stati rispettati tutti i diritti di protezione dei dati personali". Inoltre l'Autorità ha deciso di richiedere a diverse società interessate e a gestori telefonici tutti gli elementi utili per una piena valutazione del caso".

    Calciopoli 2

     

    Da Repubblica

    F.Bianchi

    Calciopoli-2, domani si riparte. Due giorni decisivi per chiudere: Francesco Saverio Borrelli ha fretta. Fra domani e mercoledì saranno sentiti tanti personaggi importanti, almeno una quindicina: da Pairetto a De Santis, dagli arbitri in attività (Pieri, Bertini e Paparesta) a quelli che hanno smesso (Racalbuto). Poi Fabiani, ex ds del Messina e grande amico di Moggi. L'Ufficio Indagini della Figc ha le carte dei magistrati di Napoli secondo le quali molti avevano in uso le schede segrete di Luciano Moggi. L'ex dg della Juve nega, ma ormai non è più tesserato e quindi non risponde alle convocazioni della giustizia sportiva. Anzi, Moggi, i suoi legali e gli esperti di telefonia sono sicuri di fare cadere tutte le accuse davanti alla magistratura ordinaria. Come? Attraverso perizie e controperizie. Che mettono in dubbio non solo le intercettazioni ma anche il filone delle sim svizzere. Si vedrà. Ci vorrà del tempo. Molto tempo. La giustizia sportiva è più rapida, ed è convinta invece che Paparesta e c. non solo abbiano ricevuto le schede ma le abbiano anche usate in occasione delle partite. E si basa su un'indagine dei carabinieri sulle celle da cui partivano le telefonate. Non ci sono intercettazioni stavolta. "Si tratta solo di deduzioni, gli indizi non sono per niente certi", questo il parere di Paolo Trofino, avvocato di Moggi. Ma la giustizia sportiva è pronta a contestare l'articolo 1. Bisognerà vedere come si difenderanno gli arbitri. Ammetteranno di aver ricevuto le schede? "Scaricheranno" tutto su Moggi? Spiegheranno che per poter arbitrare, a quei tempi, erano costretti a comportarsi così? Se collaboreranno, se si pentono, potrebbero avere uno sconto. Magari solo sei mesi di squalifica. Diversamente rischiano due anni. Ritiro tessera. Vale a dire la radiazione. Come si comporteranno Paparesta e c.? Per avere un quadro completo su Calciopoli bisognerà ancora aspettare. Si è sempre in attesa ad esempio di sapere come si sono chiusi i vari casi Gea, doping amministrativo, pedinamenti da parte dell'Inter, giocatori che scommettevano e iscrizioni irregolari o presunte tali. Non solo: manca ancora una parola definitiva anche ad un fascicolo che riguarda gli arbitri e che giace sul tavolo del procuratore Stefano Palazzi ormai da sei mesi. E poi dicevano che la giustizia sportiva è veloce. Con qualcuno, lo è stata.

    5월 11일

    tratto da repubblica.it

    Maurizio Capobianco col club dall'84 al 2005 e ora in causa: soldi
    a dirigenti Figc, giornalisti e persino ai tifosi. Tramite la Semana srl di Giraudo...

    Ex dirigente della Juve rivela
    "Così Moggi pagava gli arbitri"

    di MARCO MENSURATI

     
    TORINO - Due premesse. La prima: "Tutto quello che dirò è documentato e dimostrabile". La seconda: "Sono in causa con la Juve davanti al tribunale del lavoro di Torino. Ho cominciato a lavorare con Boniperti nel 1984. Un uomo eccezionale. Poi nel settembre del 2005, dopo che già da tempo i miei rapporti con Giraudo erano degenerati, sono stato costretto a lasciare la società". Maurizio Capobianco, ex dirigente di Juventus F. C., è un tipo così. Uno a cui piace parlare chiaro, diretto e, soprattutto, dire le cose esatte.

    Fino ad oggi, le inchieste erano accusate tutte di avere un punto debole: non si capiva per quale motivo, al di là di evidenti interessi di carriera e di posizione, gli arbitri italiani avrebbero dovuto rendere servigi a Moggi & co. Ora, per la prima volta, si capisce come gli arbitri "venivano ripagati". Spiega Capobianco: "Solo agli inizi del 2005 sono venuto a conoscenza di almeno quattro casi in cui la Juve ha fatto arrivare beni di ingente valore a due arbitri italiani, a un esponente della Figc, e a uno della Covisoc".

    Beni di ingente valore?
    "Beni facilmente monetizzabili che venivano consegnati per il tramite di società terze a soggetti terzi. Terzi legati agli arbitri da rapporti di parentela".

    Si tratta di affermazioni pesanti, se ne rende conto?
    "Sono tutte cose che, all'occorrenza, posso dimostrare".

    A quando risalgono i casi in questione?
    "Risalgono agli inizi della gestione Giraudo-Moggi nell'anno '95".

    Chi sono questi arbitri?
    "Questo non ho intenzione di dirlo, al momento".

    Quanto ingenti erano questi beni monetizzabili?
    "20-25 milioni di lire, per ogni "gratificazione"".

    Dalle intercettazioni è emerso che Bergamo e Pairetto erano in ottimi rapporti con la Juve.
    "Bergamo non so, Pairetto era di casa alla Juve".

    Quei "beni" erano destinati a loro?
    "Non ho intenzione di dire di più, ora. La mia intenzione è solo quella di dare un contributo di verità a tutta questa storia. Però per quanto riguarda Pairetto una cosa le posso dire: nel 2000 proprio lui tirò fuori la storia dei Rolex della Roma. Beh: pochi mesi prima, nell'ottobre del 1999, ricevette dalla Juve una moto che, in seguito, non mi pare si sia premurato di restituire".

    Perché si è deciso a raccontare queste cose proprio adesso?
    "Perché prima di Calciopoli quello che vedevo erano i frammenti di una vicenda che ha acquistato senso compiuto solamente dopo. Solo ora mi rendo conto di come hanno rovinato una società con una storia di oltre cento anni, con la complicità di arbitri, giornalisti, e istituzioni".

    Cominciamo dai giornalisti?

    "Sulla questione giornalisti la Juve aveva consulenze molto ricche con società vicine ad alcuni di loro. Almeno in un caso, a inizio stagione si stipulava un contratto per studiare dei progetti di comunicazione. Poi a giugno, se la Juve aveva vinto lo scudetto, la società decideva di realizzare quei progetti e pagava il premio alla società di comodo: i progetti, ovviamente, non vedevano mai la luce".

    Un premio scudetto ai giornalisti. E sulla società Juve le inchieste hanno raccontato tutto?
    "Quasi. Della Semana srl, la società voluta fortemente nel luglio 2003 da Giraudo e partecipata dalla Juve per il 30 per cento, si è parlato poco".

    Cosa si poteva dire?
    "Che attraverso la Semana, Moggi e Giraudo, in violazione della legge Pisanu, finanziavano indirettamente le curve. Nei bilanci ci sono fatture da decine di migliaia di euro a gara per l'acquisto di coreografie, striscioni e quant'altro".

    A cosa serve la Semana?
    "Gestisce tutte le attività che ruotano attorno allo stadio e agli impianti. Cosa che, almeno fino a quando c'ero io, ovvero marzo 2006, faceva a prezzi maggiorati del 20%, così come il contratto oltremodo oneroso stipulato con Juventus prevedeva. Va detto che la Semana è per il 30 per cento della Juve, per l'altro 70 di una ragnatela di fiduciarie che portano a Giraudo".

    Che però adesso non ha più nulla a che vedere con la Juventus.
    "Che mi risulti Semana è sempre operativa, Giraudo ha ancora il 2 per cento della Juve e questo fa di lui uno degli maggiori azionisti bianconeri. C'è ancora Bettega, è consulente: io me lo ricordo Bettega in società, partecipava a tutte le riunioni con Moggi e Giraudo. Oggi decide tutto Secco (Alessio, direttore sportivo, ndr) che in passato non ha mai mosso un dito senza il consenso di Moggi. Il direttore del personale Sorbone è lo stesso. Renato Opezzi (ad di Semana e procuratore della Juventus, ndr), è da sempre il braccio destro di Giraudo. Il direttore finanziario Michele Bergero e il direttore marketing Fassone (ex guardalinee Aia, ndr) sono sempre lì. La nuova Juve di Cobolli, la chiamano... Ma se si sono tenuti persino Bertolini".

    Bertolini, quello che andava in Svizzera a comprare le sim per Moggi?
    "Sì. È ancora lì. Fa l'osservatore ufficiale con tanto di presentazione nell'ottobre 2006 sul sito internet Juventus. Ma dico: è implicato con uno degli scandali peggiori della storia del nostro calcio e noi ce lo teniamo..."

    Non si è mai accorto della rete svizzera di Moggi?
    "Solo frammenti... Una volta viene da me la signora Gastaldo, ex-dirigente amministrativa e mi dice: "Questo Bertolini, ma che ci fa con tutte 'ste schede svizzere?"... Era disperata perché Bertolini quando riceveva l'ordine da Moggi andava da lei, prendeva tre-quattro mila euro in contanti e se ne andava in Svizzera. E così rimaneva un buco nella cassa. E la signora Gastaldo (in società fino al 2005, ndr), che è una persona molto seria e pignola, un paio di volte ricordo che mi chiese di vendere a privati degli orologi e dei preziosi della società per colmare il buco creato".

    Sembra esserci un rapporto strano tra gli orologi e la Juventus...
    "In dieci anni ho visto entrare centinaia e centinaia di orologi delle marche più prestigiose: Jaeger Le Coltre, Franck Muller, Cartier, Girard Perregaux, Bulgari. La destinazione degli stessi, a parte quelli che finivano ai soliti giornalisti amici (oltre che a giocatori e staff), sono segreti custoditi da Giraudo e dalla Gastaldo che ne teneva la contabilità".

    Parliamo delle complicità. Fabiani, il ds del Messina che tirava le fila del mondo arbitrale insieme a Moggi, l'ha mai visto?
    "Era di casa anche lui. Era così in confidenza con Moggi che all'inizio pensavo fossero parenti. Quando arrivava a Torino si prendeva gli uffici del settore giovanile e quelli diventavano i suoi uffici anche per giorni. La Juventus gli ha addirittura regalato una macchina".

    Le istituzioni.
    "Moggi e Giraudo in Figc facevano quello che volevano. Io rimasi molto colpito da come venne coperto un caso di positività alla cannabis di un giocatore. Lo scoprì l'Uefa, '97. Lo comunicò alla Figc e finì tutto lì".

    La Gea.
    "Ricordo che un caso che mi segnalò la signora Gastaldo. Nel dicembre 2004 si è coperta una provvigione liquidandola con un contratto di consulenza a una società di comodo. La fattura da 250.000 euro era intestata a una cooperativa romana di giornalisti dietro la quale, a dire della Gastaldo, c'era la Gea".

    Si rende conto che questa intervista a Torino rischia di renderla impopolare?
    "I primi dieci anni alla Juventus sono stati i dieci anni più belli della mia vita professionale. Penso che il mio contributo di verità sia dovuto".

    (11 maggio 2007)
    5월 2일

    Che Brutta situazione....

    E' brutto vederti passare davanti persone che fino a poco tempo fa reputavi amiche, e che ora fanno finta di non vederti....oddio avrò sbagliato ma non è per questo che mi si può mandare al patibolo.....cmq mi fa male ma prima o poi mi passerà......Ah un ultima parolina la dedico al proprietario del nr +393203289267 che con il suo ultimo sms ha fatto capire di essere una persona molto ma molto ignorante....cmq chiunque tu sia sei pregato/a di non rompermi + i coglioni.....